I rischi del sistema bancario italiano

di Alessandro Ceccarelli

Il sistema bancario italiano cerca di reagire al momento difficile che sta vivendo in materia di fiducia, solidità e credibilità nei confronti del Paese. La recente ferita aperta del fallimento di quattro istituti di credito di medie dimensioni e dei mancati controlli da parte di Via Nazionale e della Consob, ha messo per l’ennesima volta in evidenza la fragilità delle banche italiane. Il sistema, spaventato, ora vuole bloccare questa pericola deriva soprattutto nella fiducia dei correntisti, azionisti e degli obbligazionisti. Ecco le prime contromosse. Il vertice del Monte dei Paschi di Siena, nella figura del presidente Massimo Tonini, ha deciso di devolvere mezzo milione di euro del suo stipendio annuale al fondo Mpsolidale; l’ad Fabrizio Viola, ha annunciato che lascerà 250mila euro del suo reddito annuale allo stesso fondo. Grazie a questa lodevole iniziativa il fondo interno può sostenere un monte di ben seimila giornate lavorative per i 25mila dipendenti della più antica banca del mondo.

La domanda che dobbiamo farci è la seguente: basteranno queste iniziative a rilanciare la fiducia (ora ai minimi storici) degli italiani nei confronti del sistema bancario? Sicuramente no. Intanto dal fallimento delle quattro banche le perdite maggiori le hanno subite gli azionisti: hanno visto erosi tutti i loro risparmi. Nonostante il ‘mantra’ dei politici e del Governatore Visco sul fatto che il sistema bancario italiano è solido, in realtà non lo è affatto. A parte i principali e storici istituti di credito, la maggior parte delle banche stanno letteralmente annegando per la crescita esponenziale delle sofferenze e dei crediti deteriorati. In alcune banche popolari il tasso del debito ha raggiunto la cifra esplosiva del 70-75 per cento del loro patrimonio complessivo. Un altro fatto che complica ancora di più questa drammatica situazione sono i tassi d’interesse bassi che impediscono agli istituti di produrre reddito. Di conseguenze le sofferenze sono destinate ad aumentare. Se in un futuro prossimo dovessero fallire altre banche di medie dimensioni come la Banca Popolare di Vicenza o la Veneto Banca, il Fondo Interbancario di Garanzia non sarebbe più in grado di ripetere (incluso il ruolo della politica) l’operazione avvenuta lo scorso dicembre. A questo punto non vi sarebbe altra risorsa che quella di mettere in pratica le regole del “bail in”, ovvero l’imposizione di perdite ai titolari sia di obbligazioni “senior” sia di deposito superiori ai centomila euro.


 

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