Cream, il primo supergruppo del rock

di Alessandro Ceccarelli

Parlare dei Cream e del loro album “Wheels of Fire” è un’occasione per ricordare la recentissima scomparsa di Jack Bruce, bassista e compositore di questa band che ha rivoluzionato il sound del rock e che in soli tre anni di attività ha portato una ventata di grande novità nel linguaggio del rock’n’roll. Spesso nelle rock band chi non era un bravo chitarrista veniva sistematicamente ‘relegato’ al basso in quanto strumento prettamente di accompagnamento. Con l’avvento dei Cream, questo strumento per la prima volta acquista una grandissima importanza grazie ad un eccellente musicista come Jack Bruce, tecnicamente molto preparato. Nato a Glasgow, all’età di 17 anni si iscrisse alla Royal Scottish Academy of Music dove studiò violoncello e composizione. Con Jack Bruce il basso elettrico ‘ritrova’ la sua dignità e la sua grande importanza come strumento ritmico e solista. Il suo più illustre erede rimane senza ombra di dubbio John Entwistle, strepitoso bassista degli Who, scomparso nel 2002. Nei tre anni di attività (1966-1968) la band inglese hanno venduto oltre 15 milioni di copie in tutto il mondo e ancora oggi sono molto apprezzati e amati del pubblico.
La figura centrale nella nascita dei Cream è sicuramente John Mayall, un chitarrista britannico grande amante del blues nero statunitense. Mayall fu il primo musicista bianco a suonare il blues in Europa con i suoi leggendari “Bluesbreakers”, che divennero una sorta di ‘scuola’ per quasi tutti i futuri protagonisti del genere musicale. Tra questi ovviamente c’erano il chitarrista Eric Clapton (classe 1945) e il bassista Jack Bruce (classe) 1943). Peter ‘Ginger’ Baker (classe 1939) proveniva dal jazz. Dopo aver studiato teoria e solfeggio, si avvicinò in un primo momento alla tromba. Poi passò allo studio sistematico delle percussioni. Baker fu uno dei primi batteristi virtuosi che si cimentò con il linguaggio del rock, portando la sua esperienza jazzistica con tempi complessi e inusuali per il rock’n’roll. Eric Clapton fra i tre era quello più orientato al blues. Il suo stile chitarristico era semplice ed essenziale e riprendeva la lezione di Roberto Johnson, riconosciuto maestro del blues statunitense.
Il debutto discografico dei Cream è del 1966 con l’album “Fresh Cream” che arrivò al 6° posto in Gran Bretagna. Dopo l’avvento dei Beatles, Rolling Stones e Who, il trio fu la grande rivoluzione del british blues che poteva contare anche nelle potenzialità degli emergenti Jeff Beck, Kinks, Alvin Lee e Yardbirds, dove aveva militato anche Clapton. Con il secondo album “Disraeli Gears” (1967) i Cream al blues elettrico affiancano anche elementi psichedelici che influenzeranno anche Jimi Hendrix. Si può affermare che i Cream sono stati la principale fonte di ispirazione per Jimmy Page quando nel 1968 fondò i Led Zeppelin. Soprattutto il primo album del dirigibile risente della rivoluzione portata dai Cream del rock-blues.
Dopo il grande successo dei primi due album, i Cream diventarono improvvisamente il gruppo rock più richiesto e amato. La concorrenza all’epoca era molto agguerrita con il periodo più creativo per i Rolling Stones, con la selvaggia aggressività degli Who e la vera e propria meteora di Jimi Hendrix, senza dimenticare i Beatles che avevano pubblicato il loro capolavoro “Sgt Pepper’s”. Per il nuovo lavoro i Cream decisero di fare le cose in grande: sarà un doppio album, metà in studio e metà dal vivo. Le registrazioni impegnarono il trio tra luglio e agosto del 1967 presso gli studi IBC di Londra, poi una seconda fase tra settembre e ottobre sempre dello stesso anno agli Atlantic studios di New York ed infine tra il gennaio e febbraio del 1968 per il disco live al Winterland Ballroom di San Francisco. Jack Bruce suona il basso, il violoncello, l’armonica, il flauto e la chitarra acustica, Eric Clapton suona la chitarra elettrica, Ginger Baker suona la batteria, le percussioni, le campane e il glockenspiel.
Il produttore Felix Pappalardi suona l’organo e la viola. Il disco in studio è composto da nove brani in cui i Cream perfezionano il loro sound anche con momenti più melodici. Nel disco dal vivo emerge prepotentemente la grande energia della band, probabilmente all’apice creativo nonostante le forti tensioni fra i tre musicisti. Nel concerto tenuto a San Francisco i Cream rivisitarono il blues, liberandolo da certi vecchi stilemi, lo innovarono, attraverso riff potentissimi di poche note, ma impregnati di una potente carica espressiva tale da sostenere l’intelaiatura di un intero brano anche per diversi minuti; ma la loro forza era anche una base ritmica, robusta e potente ma agile al tempo stesso, capace di esplodere in ampie improvvisazioni (simili a quelle del linguaggio jazzistico) all’insegna del feeling. A volte i Cream, lavoravano d’insieme, come un solido e armonioso unico corpo; altre volte, invece, usavano spartirsi gli spazi in un intero 33 giri, personalizzando a proprio piacimento un determinato suono, ma riuscendo al contempo a creare un universo di fantasia in cui confluivano gli umori più svariati.
Nonostante il grande successo conseguito, all’interno della band cominciarono a manifestarsi forti dissensi. Come molti grandi musicisti ‘baciati’ dal grande successo, infatti, i tre erano decisamente egocentrici, al punto da assumere ripetutamente atteggiamenti ‘divistici’, soprattutto nei concerti. Il resto fu da attribuire soprattutto all’abuso di droghe da parte dei tre. Il risultato fu l’inevitabile addio, ufficializzato in un concerto tenuto alla Royal Albert Hall, il 26 novembre 1968. “Wheels of Fire”, pubblicato il 9 agosto del 1968 fu il terzo successo consecutivo della band. Il Doppio album arrivò al primo posto in Stati Uniti, Australia e Canada, al secondo posto in Francia e al terzo posto in Gran Bretagna.


 

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