Lucio Battisti, genio inavvicinabile

di Alessandro Ceccarelli

Domenico Modugno è stato il musicista che ha contribuito alla maggiore trasformazione della forma canzone che grazie a “Volare” è diventata forma d’arte. Negli anni Sessanta avviene un’altra grande novità nel panorama musicale con l’affermazione dei cantautori, ovvero quei cantanti che scrivono sia la musica che il testo delle proprie canzoni. Artisti come Gino Paoli, Umberto Bindi, Paolo Conte, Luigi Tenco, Sergio Endrigo, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci e Fabrizio De Andrè contribuiscono all’ingresso della poesia nei testi sempre più complessi, profondi e allegorici.
Nella seconda metà degli anni ‘60 un artista completamente diverso e originale dai cantautori della celebre ‘scuola genovese ‘ comincia a farsi strada. Si tratta di Lucio Battisti. Nato a Poggio Bustone in provincia di Rieti nel 1943, si trasferisce prima a Roma, dove adolescente inizia a suonare la chitarra e poi a Milano, dove è seriamente intenzionato a diventare un musicista professionista. Nonostante sia diventato un buon chitarrista, il giovane Battisti incontri forti difficoltà nel mondo delle case discografiche milanesi. Il suo modo particolare di cantare e lo stile delle sue canzoni non piace, non convince. Il giovane, orgoglioso e introverso, non si arrende; è convinto del suo talento e non accetta compromessi. Il primo che riconobbe il lui qualità di compositore e cantante fu il produttore e paroliere Giulio Rapetti, in arte Mogol. Insieme diedero vita al sodalizio artistico più rivoluzionario e creativo della musica italiana.
Battisti scriveva le canzoni, le melodie, le progressioni armoniche, gli arrangiamenti; Mogol scriveva i testi. Il primo grande successo della coppia Battisti-Mogol fu “29 settembre” (1967) cantata da Maurizio Vandelli degli Equipe 84. La carriera di Battisti sembrava ora inarrestabile. Tra il 1968 e il 1969 altri due singoli di successo come “Un’avventura” e “Acqua azzurra, acqua chiara”, imposero il cantante al grande pubblico del Festival di San Remo e al Cantagiro. Gli anni Settanta saranno il decennio dell’assoluto dominio di Lucio Battisti nel panorama musicale italiano.
“Emozioni”, secondo album di Lucio Battisti è il disco della completa maturazione artista e umana. In questo 33 giri tutto è perfetto: dalle composizioni, agli arrangiamenti, ai testi scritti da Mogol sino alla band che partecipa alle registrazioni. Lucio Battisti chiama in studio Flavio Premoli, Franco Mussica, Franz Di Ciccio e Giorgio Piazza della Premiata Forneria Marconi, Dario Baldan Bembo e Demetrio Stratos alle tastiere, Alberto Radius alle chitarre e Gianni dell’Aglio alla batteria. Nel disco quasi tutte le canzoni sono dei ‘classici’ non solo per il repertorio di Battisti, ma anche per la musica leggera italiana. Il modo di comporre di Battisti è una grande innovazione stilistica che cambia per sempre il senso e la forma della canzone. Brani come “Fiori rosa, fiori di pesco”, “Il tempo di morire”, la struggente “Mi ritorni in mente”, “Non è Francesca” e “Io vivrò”, sono una vera e proprio rivoluzione che si ‘abbatte’ sul panorama italiano. Anche le tematiche dell’amore sono trattate di Mogol in maniera originale e innovativa.
Per ultima la ‘perla’ dell’album, che si trova sul lato “A” del disco: “Emozioni”, un brano che inizia con un dolce arpeggio di chitarra acustica e il cui testo racconta la riflessione interiore di un uomo; la sua rabbia e il suo dolore che si manifestano dentro di lui e che solo lui può sentire e percepire. Una composizione memorabile che dal punto di vista della struttura armonica si distacca completamente dai canoni tipici canzone: introduzione, ritornello e conclusione. E’ una sorta di crescendo con un arrangiamento di archi e tastiere con le percussioni che fanno da contorno. Un capolavoro della musica italiana probabilmente insuperato.


 

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