Unindustria, Tortoriello: Pronto un piano antideclino per rilanciare Roma Capitale

«La più grande città del mondo. Una città forte e giusta. La città globale dell’eccellenza. Una città di classe mondiale per tutti. Un’icona di vita e di stile». Non sono frasi scritte su una cartolina, o per stare al passo coi tempi in un tweet, da qualche turista particolarmente entusiasta del luogo che ha visitato. È invece come alcune delle grandi capitali mondiali vedono se stesse da qui a qualche decennio. Londra vuole diventare la città più grande del mondo. Berlino, entro il 2030, si vuol trasformare in un «hub dell’innovazione economica e scientifica». Shanghai nel 2035 vuole essere riconosciuta come la città dell’eccellenza globale. Parigi si immagina come un’icona di vita di stile. Le grandi capitali mondiali hanno chiara qual è la sfida strategica del futuro: diventare competitive, perché nel mondo le città avranno una gerarchia competitiva. Entro il 2050 il 66% dei 6 miliardi di abitanti che vivranno sul pianeta abiterà in una città. L’80% del Pil e l’85% dell’innovazione saranno prodotte nei grandi centri. Ci saranno vincitori e sconfitti. Tutte le capitali che si sono date un obiettivo, si sono anche dotate di un piano, un “masterplan”, per raggiungerlo. E Roma? «Roma», dice Filippo Tortoriello, presidente di Unindustria, «ancora non lo ha fatto. Una lacuna che va colmata». Proprio per questo gli industriali di Roma e del Lazio, hanno individuato come partner The European House Ambrosetti, per un’analisi degli scenari strategici e delle azioni necessarie per rilanciare la città e pianificare uno sviluppo, vincente, di Roma Capitale da qui al 2030 e poi ancora fino al 2050. Un lavoro certosino e approfondito, che è già stato condiviso e fatto proprio da tutte le altre associazioni datoriali della Capitale. Oggi verrà presentato ai sindacati e poi alla politica, «alla quale», ricorda Tortoriello, «spetterebbe il compito di pianificare il futuro, anche se si tratta di un ruolo al quale da 20 anni a questa parte sembra aver abdicato»". Lo scrive sul Messaggero Andrea Bassi.
"A leggere il corposo lavoro, alcuni dati balzano agli occhi - prosegue l’articolo - Tra le pagine del documento è descritto il piano inclinato sul quale la Capitale è adagiata. In un passaggio è descritto dove siamo oggi e dove saremo nel 2030 se non si inverte il “trend”, se, insomma, restiamo immobili. Oggi Roma ha un prodotto interno per cittadino di 33.700 euro. Le proiezioni della ricerca, dicono che nel 2030 si scenderà a un valore compreso tra 25 mila e 28 mila euro pro capite, meno della media nazionale. Significa un impoverimento economico dei cittadini. La mobilità, i trasporti già sotto stress, rischiano di esplodere. A Roma, nell’area metropolitana, ci sono 6,4 milioni di spostamenti al giorno che costano 7 miliardi l’anno. Nel 2030 ce ne saranno 450 mila in più. Anche il cambiamento climatico si farà sentire: la temperatura media che oggi è di 18,5 gradi, salirà tra i 19 e i 21 gradi, con un aumento del 9% dello smog e del 6,2% dell’uso di energia elettrica. Da qui al 2030 verranno consumati 2.635 ettari di nuovo suolo, tre metri quadri al minuto. Cambierà anche la composizione demografica della Capitale: gli stranieri, che oggi sono il 13% della popolazione residente, diventeranno il 22%. E aumenteranno gli anziani: gli over 65 passeranno dal 21% al 26%. Come si può invertire questo trend? «Dando una visione a Roma», risponde Tortoriello. «In futuro», prosegue, «gli studi ci dicono che ci saranno quattro grandi capitali mondiali, e i posti sono già prenotati da Londra, New York, Shanghai e Tokio. Ci saranno poi 20 grandi capitali internazionali, e anche qui la sfida è già partita, 100 capitali specializzate e poi tutte le altre migliaia di città. L’obiettivo», ragiona Tortoriello, «è lottare per piazzare Roma tra le grandi città internazionali». Il lavoro formula una proposta precisa. Rendere Roma, in sinergia con gli altri territori della Regione Lazio, «la città più bella del mondo». Bella non solo per i luoghi e per il patrimonio artistico e culturale, ma anche per la tutela della salute e del benessere, bella per l’istruzione universitaria e per l’alta ricerca in grado di dare a chi decide di studiare, bella per l’esperienza dei turisti che decidono di visitarla, bella per le imprese che decidono di localizzare qui la loro attività e trovano servizi e capacità di produrre innovazione. Ma come si fa a rendere Roma la città più bella del mondo? Il documento stabilisce quattro grandi macro-obiettivi da raggiungere entro il 2030 e il 2050, con risultati che siano misurabili.
La città più bella del mondo deve, innanzitutto, essere «internazionale». Dunque la spesa dei turisti stranieri dovrà salire dai 5,6 miliardi attuali, ai 10 miliardi del 2030 ai 20 miliardi del 2050. Gli studenti stranieri dovranno triplicare da qui al 2050. L’export totale delle aziende romane dovrà passare dal 2% attuale al 5% nel 2030 al 15% nel 2050. Dovrà essere una città «dinamica». Gli occupati dell’high-tech dovranno passare dal 3% al 20% e le start up da 16 per ogni mille abitanti a 80. Dovrà essere una città «a impatto zero». In dodici anni dovranno essere ridotti del 50% i veicoli a carburante e entro il 2050 dovranno circolare solo auto elettriche. E dovrà essere una città «a disuguaglianza zero», ossia azzerare entro il 2030 le 7 mila famiglie povere e ridurre dal 40,2% al 20% la disoccupazione giovanile. «Queste sono le nostre proposte per un Masterplan per Roma», spiega ancora Tortoriello, «che sono completamente aperte e modificabili per raccogliere i contributi di tutti. Nelle prossime settimane le presenteremo insieme alle altre associazioni e ai sindacati alla Sindaca Virginia Raggi, successivamente alla Regione e poi al Governo perché Roma è la capitale d’Italia. Infine il nostro obiettivo è quello di discuterlo in un Forum di altissimo livello che posizioni Roma come think tank internazionale sui temi di sviluppo delle grandi città». Un piano del genere, si potrebbe obiettare, ha bisogno di risorse ingenti sia pubbliche che private. «La sindaca ha chiesto al governo un contributo speciale per Roma di due miliardi l’anno, a fronte di un Masterplan credo sarebbe razionale ottenerlo. Gli investimenti privati con una solida progettualità che preveda anche di eliminare gli elementi ostativi arriverebbero automaticamente»".


 

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