La Cassazione nega la scarcerazione di Luca Parnasi

Anche il terzo gradi di giudizio, La Suprema Corte di Cassazione ha detto no alla scarcerazione dell’imprenditore Luca Parnasi. Com’è noto alle cronaca il costruttore è ampiamente coinvolto nella vicenda del nuovo stadio della Roma nella zona di Tor di Valle. La Suprema Corte ha, infatti, rigettato il ricorso presentato dalla difesa del costruttore, arrestato il 13 giugno scorso. Parnasi è accusato dalla procura di Roma di essere promotore e organizzatore di una vera e propria associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di politici e amministratori pubblici. Ed è proprio sul concetto di «associazione a delinquere» che si basa gran parte del ricorso presentato dai legali del costruttore, gli avvocati Emilio Ricci e Giorgio Tamburrini che, vista la decisione della Cassazione, hanno deciso di chiedere alla procura la possibilità di svolgere un nuovo interrogatorio. Nel corso del precedente atto istruttorio, il costruttore, si era limitato ad ammettere fatti noti agli inquirenti, non aggiungendo di fatto alcun nome nuovo e nessuno spunto investigativo degno di nota. Inoltre, si legge nel provvedimento del gip Maria Paola Tomaselli, Parnasi non ha mostrato inoltre alcun pentimento, e per questo «può esservi pericolo di recidiva e di inquinamento probatorio». Gli unici elementi forniti da Parnasi, dunque, sono stati quelli sull’ex presidente di Acea e uomo forte del Movimento 5 Stelle, Luca Alfredo Lanzalone. Elementi però, giudicati dal gip, non fondamentali perché il costruttore ha «semplicemente confermato quanto già era emerso nell’ordinanza e quanto affermato da altri testimoni» come la sindaca di Roma, Virginia Raggi; il Dg del Comune, Franco Giampaoletti; il Dg della Roma, Mauro Baldissoni; e l’ex braccio destro dello stesso Parnasi, Luca Caporilli.


 

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