È uno dei luoghi più amati da romani e turisti, anche per lo spettacolare panorama che offre. La Fontana dell’Acqua Paola, ben più nota come il Fontanone del Gianicolo, è uno dei monumenti simbolo della capitale nonché location di scene di celebri film, da “La grande bellezza” a “Spectre”. Realizzata tra il 1610 e il 1614 dagli architetti Giovanni Fontana e Flaminio Ponzio e dallo scultore Ippolito Buzio, nasce come mostra terminale dell’Acquedotto Traiano-Paolo, che era stato appena restaurato e che attingeva l’acqua dalle sorgenti vicino al lago di Bracciano. Lo scopo era quello di approvvigionare d’acqua le zone della riva destra del Tevere: Vaticano, Borgo e Trastevere a cui, successivamente, si aggiunsero le fontane del centro, comprese quelle di piazza Navona, tuttora alimentate dall’acquedotto. Inizialmente il Fontanone aveva cinque piccole vasche (vedi stampa sopra) in corrispondenza delle arcate, il prospetto fu modificato alla fine del 1600 dall’architetto Carlo Fontana (nipote di Giovanni) che conferì al monumento la forma attuale: un unico bacino marmoreo, in stile barocco, molto scenografico. La necessità di accrescere la portata dell’acquedotto portò alla scelta di mescolare alle acque sorgive quelle lacustri, facendo scadere notevolmente la qualità dell’acqua. Per la parte decorativa furono utilizzati marmi di spoglio provenienti dal Foro Romano e dal tempio di Minerva al Foro al Foro di Nerva, demolito proprio per rifornire il cantiere del Gianicolo, mentre quattro delle sei colonne della facciata appartenevano all’antica basilica costantiniana di San Pietro.
Danneggiata dai cannoni francesi nel 1849, la fontana subì un primo restauro nel 1859 e, successivamente, nel 1934 e negli anni Cinquanta. L’amministrazione Capitolina è intervenuta dal 2002 al 2004. “È stata realizzata una grossa operazione con pulitura, rimozione del calcare, revisione dell’impianto idraulico, stuccature e consolidamenti, mentre nel 2019 la fontana è stata sottoposta a una manutenzione straordinaria” – spiega Francesca Bertozzi, funzionaria della Sovrintendenza Capitolina. Mentre l’iconica immagine del Fontanone è nota ovunque, non molti sanno che alle spalle del monumento, attraverso una piccola scalinata in via Garibaldi 30, si accede a un giardino segreto che inizialmente si estendeva fino alle Mura Gianicolensi e, nel 1660, fu destinato a sede dell’orto botanico. Per la distanza dal centro, le difficoltà di accesso, la mancanza di un edificio adatto alla custodia invernale delle piante e l’esposizione al forte vento di tramontana, si decise di spostare l’orto botanico che, nel 1883, fu trasferito nella sede attuale, nella vasta proprietà dei Corsini, lungo le pendici orientali del Gianicolo. Il terreno abbandonato dietro al Fontanone subì notevoli trasformazioni nel Novecento e alla fontana restò solo il piccolo giardino esistente. “All’ingresso, sopra al cancello, c’è l’iscrizione primo castello di divisione che sarebbe l’impianto di distribuzione dell’acqua alle fontane, al Vaticano, a Trastevere e a tutti i vari utenti che all’epoca erano i nobili e le persone che se lo potevano permettere” – spiega Bertozzi. Da qui si può godere una meravigliosa vista sulla città e una prospettiva unica sulla fontana, interamente a ricircolo e con una portata di circa 117 litri al secondo.