Oggi a Parigi si riunirà un altro summit dei leader dei Paesi ‘volonterosi’, disposti ad aiutare l’Ucraina in vista di un cessate il fuoco. Intorno al tavolo, hanno informato fonti dell’Eliseo, siederanno 31 delegazioni, più delle volte scorse. Il primo riguarda gli aiuti immediati, che dovranno continuare ad essere forniti all’Ucraina, dato che la guerra con la Russia “continua”, malgrado le trattative volute dagli Usa in Arabia Saudita. Ciascun leader dirà come vuole aiutare Kiev e “cosa è pronto a fare”. Non si tratterà solo di definire i “contributi” in base alle necessità espresse dagli ucraini”, ma anche i “processi” che consentiranno di aiutare Kiev in modo “efficace”. Il secondo sarà il cessate il fuoco. I volonterosi lo vogliono “totale”, cosa che l’Ucraina ha accettato già durante una prima sessione in Arabia Saudita. Il cessate il fuoco, poi, dovrà essere “verificato”, dunque occorrerà “un accordo” con il presidente Putin, ma bisognerà anche concordare le modalità “concrete” con cui attuare questo stop ai combattimenti. E dunque, occorrerà parlare di “rispetto del cessate il fuoco”, di definire le responsabilità, le misure da adottare in caso di violazione del cessate il fuoco, eccetera. Il terzo punto riguarda gli aiuti a lungo termine all’esercito ucraino, che rimane la prima linea di difesa non solo dell’Ucraina, ma “anche della nostra Europa”. Vale a dire che la “garanzia di sicurezza” è che gli ucraini dispongano di “tutti i mezzi” per prevenire una nuova “aggressione russa”. Il quarto punto riguarda la “forza di rassicurazione” che la Francia intende istituire con i britannici e con il contributo di “molti Paesi europei”. Sarà necessario definirne i “contorni”, le modalità, per garantire che sia costruita in modo “coerente ed efficace”. I leader ne parleranno sulla base del lavoro tecnico già svolto durante le riunioni precedenti a livello di responsabili militari. La “forza di rassicurazione” è intesa come una forza “a sostegno dell’Ucraina” e per prevenire altri possibili attacchi russi. Non è “una forza di peacekeeping”, né di “osservazione del cessate il fuoco”, ma “una forza di rassicurazione”. Le forze russe hanno attaccato Kharkiv con droni d’attacco Shahed, scrive il canale Telegram del sindaco Ihor Terekhov. Terekhov ha fatto sapere che gli attacchi di droni hanno danneggiato edifici residenziali a più piani nella città. Secondo le informazioni preliminari, è stata colpita anche una struttura infrastrutturale civile. A detta del capo dell’amministrazione militare regionale di Kharkiv, Oleh Syniehubov, una bambina di 12 anni è rimasta ferita nell’attacco a Kharkiv ed è stata ricoverata in ospedale. Nè Mosca nè Pyongyang hanno finora confermato o smentito la presenza di soldati nordcoreani in Russia. “Finora si stima che la Corea del Nord abbia fornito una quantità significativa di missili balistici a corto raggio (SRBM), oltre a circa 220 unità di cannoni semoventi da 170 mm e lanciarazzi multipli da 240 mm”, ha affermato Lo stato maggiore unificato. Questa fonte stima che “queste cifre potrebbero aumentare a seconda della situazione sul campo di battaglia”. Russia e Corea del Nord, alleati comunisti durante tutta la Guerra Fredda, hanno rafforzato i legami militari dopo l’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca nel febbraio 2022. Entrambi hanno concluso nel giugno 2024 un trattato di mutua difesa che prevede aiuti militari immediati e reciproci in caso di attacco contro uno dei due Paesi. Giovedì, l’agenzia statale nordcoreana KCNA ha riferito che il leader Kim Jong Un aveva supervisionato i test di nuovi droni esplosivi utilizzando “l’intelligenza artificiale” (AI). Secondo la KCNA, gli ordigni presentati a Kim Jong Un erano “droni da ricognizione ed esplosivi di vario tipo” prodotti da un’organizzazione nordcoreana.
Al via a Parigi il summit dei “Volenterosi”, Zelensky: “No alle condizioni russe”
