È salito a 2.719 morti il bilancio delle vittime in Myanmar del sisma di magnitudo 7.7 della Scala Ritcher che venerdì ha colpito il Paese, oltre che la Thailandia. Lo ha dichiarato il leader della giunta militare birmana, il generale Min Aung Hlaing, citato dall’emittente China Central Television (Cctv). Ai morti accertati si aggiungono circa 4.521 feriti e oltre 400 dispersi, ha aggiunto Min Aung Hlaing. “Mentre le scosse di assestamento continuano a colpire il Myanmar centrale dopo il terremoto del 28 marzo, l’Unhcr ha inviato da Yangon forniture di emergenza a circa 25.000 sopravvissuti nelle aree di Mandalay e Nay Pyi Taw. Stiamo mobilitando altri beni di prima necessità dalle nostre scorte esistenti in Myanmar e ci auguriamo che questi teli di plastica, stuoie per dormire, coperte, set da cucina e zanzariere possano dare un po’ di sollievo in questi momenti drammatici”. Lo ha detto il portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, Babar Baloch, sottolineando che sono 1,6 milioni gli sfollati dopo il violentissimo sisma. Un ragazzo è stato estratto vivo oggi dalle macerie di un hotel del Myanmar, cinque giorni dopo il devastante terremoto che ha colpito il Paese asiatico uccidendo più di 2.700 persone. Lo rendono noto le autorità locali. Il 26enne è stato salvato da una squadra congiunta di soccorritori del Myanmar e della Turchia dalle rovine dell’edificio nella capitale Naypyidaw, hanno detto i vigili del fuoco e la giunta al potere. “Alla luce del sisma che ha colpito il Myanmar, l’Italia, in stretta collaborazione con le autorità internazionali, ha già predisposto squadre di soccorso pronte a intervenire in caso di apertura di corridoi umanitari”. Lo ha detto Luigi D’Angelo, coordinatore dell’ufficio gestione delle emergenze del Dipartimento nazionale di Protezione civile, intervenendo al meeting internazionale che per tre giorni riunisce negli spazi addestrativi di Marco di Rovereto, in Trentino, i rappresentanti dei sistemi di Protezione civile provenienti da 12 Paesi europei. Le Nazioni Unite non hanno rilevato alcun blocco o dirottamento degli aiuti umanitari nella loro risposta al terremoto in Myanmar, che ha ucciso più di 2.700 persone nel mezzo di una guerra civile. Lo ha affermato da Rangoon il coordinatore umanitario delle Nazioni Unite Marcoluigi Corsi, smentendo prime informazioni che denunciavano manovre del regime nella distribuzione degli aiuti. L’Onu chiede comunque la sospensione del conflitto e invita la comunità internazionale a inviare altri aiuti. “Finora siamo riusciti a fornire assistenza alla popolazione”, ha affermato Corsi in una conferenza stampa a Ginevra. “La distribuzione è in corso e finora non abbiamo riscontrato alcun blocco”, ha assicurato durante una conferenza stampa a Ginevra. “Per quanto ne so, non c’è stata alcuna appropriazione indebita di aiuti”, ha aggiunto. La risposta delle Nazioni Unite al terremoto è stata “coordinata” con tutte le parti interessate sul campo, comprese le autorità militari al potere, ha detto, sottolineando al contempo che le Nazioni Unite seguono “i principi umanitari internazionali di imparzialità e neutralità”. “Gli attacchi militari della giunta devono cessare. Gli ostacoli agli aiuti devono essere rimossi. I giovani non devono temere l’arresto o la coscrizione obbligatoria. La comunità internazionale deve fornire un’assistenza più urgente. Ora”, ha scritto il relatore speciale delle Nazioni Unite sul Myanmar, Tom Andrews, su X. Invitato a commentare le sue parole, Corsi ha sottolineato che “c’è sempre una politicizzazione degli aiuti” in generale. “Ma le Nazioni Unite hanno un solido sistema di monitoraggio. Abbiamo partner fidati che possono riferire sulla distribuzione degli aiuti ovunque si trovino, anche nelle aree meno accessibili”. È di 500mila euro la somma destinata dalla Cei, Conferenza Episcopale Italiana, per il Myanmar dopo il terremoto degli scorsi giorni. “La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana – si legge in una nota – esprime solidarietà alle popolazioni colpite dal sisma che venerdì 28 marzo ha devastato il Myanmar, con impatto anche su altri Paesi. Il terremoto, con epicentro nella regione di Mandalay, ha provocato migliaia di morti, feriti e sfollati oltre a distruggere abitazioni e infrastrutture. Per far fronte all’emergenza, la Presidenza della CEI ha deciso un primo stanziamento di 500mila euro dai fondi dell’8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica: servirà per i primi soccorsi, coordinati da Caritas Italiana che, fin dal primo momento, è in contatto diretto con KMSS (Karuna Mission Social Solidarity, la Caritas in Myanmar) e con la rete internazionale della Caritas”. “Ci facciamo prossimi alle sorelle e ai fratelli del Myanmar: a loro giunga il nostro cordoglio e la nostra vicinanza. Preghiamo per le vittime, tra cui tantissimi bambini, e per i loro familiari, assicurando il sostegno delle nostre Chiese”, afferma il Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI.
Terremoto in Myanmar: 2.719 morti, 4.521 feriti. Estratto vivo 26enne dopo 5 giorni
