Sono 14 le vittime, tra cui sei bambini, del nuovo attacco missilistico russo contro Kryvyi Rig, città natale di Volodymyr Zelensky. Il nuovo bilancio è fornito dallo stesso presidente ucraino che in un post su X denuncia come il raid, condotto con un missile balistico, ha preso di mira “una città normale, colpendo direttamente una strada in un’area con edifici residenziali” e cinque di questi sono stati danneggiati. “Gli attacchi russi avvengono ogni giorno – accusa il presidente ucraino – Ogni giorno muoiono persone. C’è una sola ragione per cui questo continua: la Russia non vuole un cessate il fuoco, e lo vediamo. Lo vede il mondo intero. Ogni missile, ogni drone dimostra che la Russia cerca solo la guerra. E solo la pressione del mondo sulla Russia, tutti gli sforzi per rafforzare l’Ucraina, la nostra difesa aerea e le nostre forze, possono determinare quando la guerra finirà”. “Gli Stati Uniti, l’Europa e il resto del mondo hanno la capacità di costringere la Russia ad abbandonare il terrore e la guerra. E questo deve essere garantito: la pace è necessaria”, conclude Zelensky. Droni russi hanno sferrato un attacco “massiccio” alla città centrale ucraina di Kryvyi Rih nella tarda serata di oggi venerdì, dopo l’attacco missilistico che ha ucciso almeno 16 persone, ha detto un funzionario locale. “E’ in corso un attacco massiccio da parte degli Shahed”, ha dichiarato su Telegram Oleksandr Vilkul, capo dell’amministrazione militare della città, riferendosi ai droni di progettazione iraniana. “Il governatore regionale Serhiy Lysak ha detto che gli incendi sono avvenuti in case private e ha postato una foto che mostra una struttura sommersa dalle fiamme. Terribili notizie di 6 bambini tragicamente uccisi questa sera a Kryvyi Rih, nell’Ucraina centrale. I partner dell’UNICEF stanno assistendo le comunità colpite. Gli attacchi alle aree civili devono cessare immediatamente. I bambini hanno bisogno di pace e protezione in ogni momento”. E’ quanto si legge in una nota dell’Unicef. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito “serio” e “costruttivo” l’incontro tenuto oggi dai rappresentanti militari francesi e britannici con i funzionari ucraini. “Abbiamo avuto una conversazione seria e costruttiva”, ha affermato il presidente ucraino sul suo account Telegram, dove ha definito l’incontro di venerdì “un incontro fondamentale”. “Stiamo discutendo della presenza a terra, in aria e in mare. E anche delle difese aeree e di altre questioni delicate”, ha aggiunto Zelensky, prima di sottolineare che “c’è gia’ molto accordo” tra i partner dell’Ucraina su ciò di cui ha bisogno il paese attaccato dalla Russia. Zelensky ha sottolineato che questi incontri con i rappresentanti militari dei due Paesi disposti a inviare truppe al contingente che potrebbe essere schierato sul suolo ucraino per garantire il rispetto di un possibile accordo di pace avverranno regolarmente. “E’ molto importante che lavoriamo in questo formato permanente”, ha detto, prima di sottolineare che gli incontri si terranno “ogni settimana tra il personale militare”. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che gli Stati Uniti valuteranno nelle prossime settimane se la Russia sia realmente intenzionata a negoziare la pace in Ucraina. “Stiamo testando se i russi sono interessati alla pace. Saranno le loro azioni, non le parole, a determinare se sono seri oppure no, e intendiamo scoprirlo presto”, ha affermato Rubio ai giornalisti a Bruxelles, dopo gli incontri con gli alleati della Nato. “Se si tratta solo di una tattica dilatoria, il presidente Trump non è interessato. Lo sapremo in settimane, non in mesi”, ha aggiunto. Rubio ha anche mostrato un atteggiamento più conciliante nei confronti di Kiev, sottolineando che “gli ucraini hanno dimostrato la volontà di accettare, per esempio, un cessate il fuoco completo”. Le sue parole sembrano segnare una presa di distanza dalle concessioni fatte da Washington a Mosca nelle ultime settimane e suggeriscono un cambio di tono nei confronti della Russia, mentre l’amministrazione Trump continua a cercare un accordo che metta fine al conflitto.